L’obesità è una malattia
Anche il genere ha la sua importanza

L’obesità è sempre stata descritta come l’esito di un cattivo comportamento a tavola: si mangia troppo, si introducono più calorie di quante se ne consumano e l’organismo le accumula sotto forma di grasso.
Ma l’eccesso di peso costituisce anche e soprattutto una vera e propria malattia, al cui sviluppo contribuiscono cause endocrine, genetiche, metaboliche e ambientali.
Per restare nell’ambito della genetica, un numero importante di geni influenza la maggiore o minore tendenza a ingrassare, poiché questi geni sono coinvolti nella sintesi di ormoni che regolano il senso dell’appetito e della sazietà a livello cerebrale. D’altro canto, anche la dieta seguita dalla madre in gravidanza può lasciare in eredità ai figli un corredo genetico fatto di qualche chilo di troppo.
I dati sono allarmanti. Secondo quanto emerge dal quarto Italian Barometer Obesity Report, in Italia più di 25 milioni di persone sono obese o in sovrappeso. In pratica il 46% della popolazione adulta e il 26,3% dei bambini/e adolescenti tra i 3 e i 17 anni (dati riferiti al 2021). Dal report emergono anche le differenze di genere nell’obesità: fra gli adulti l’11,1% delle donne è obeso contro il 12,9% degli uomini, tra i bambini e gli adolescenti, il 23,2% delle femmine presenta un eccesso di peso, contro il 29,2% dei maschi. Se si considerano i dati disaggregati sul piano territoriale, inoltre, si nota che l’eccesso di peso, soprattutto per i minori (31,9% di obesità nei bambini nel Sud contro il 20% nel Nord) è prevalente nelle regioni del Sud e nelle Isole o nei piccoli centri sotto i 2000 abitanti, confermando la drammatica correlazione tra le aree più svantaggiate e periferiche e una maggior prevalenza di obesità.
Accanto a questi dati occorre ricordare la grande difficoltà della popolazione nel percepire la propria condizione o quella dei propri familiari. Si stima infatti che l’11,1% degli adulti obesi e il 54,6% di quelli in sovrappeso si ritenga normopeso, mentre il 40,3% dei genitori di bambini obesi li giudichi sotto o normopeso, ritenendo che il problema dei chili di troppo possa risolversi spontaneamente con la crescita, mentre li espone invece al rischio di complicanze (diabete, disturbi cardiaci, problemi scheletrici o articolari) già in giovane età.
Nello sviluppo dell’obesità, come in molte altre patologie, le differenze di genere hanno un’importanza non irrilevante. Tali differenze sono dovute a una molteplicità di fattori, ormonali, ambientali e anche dietetici. I modelli alimentari, infatti, sono diversi tra i sessi e lo stesso desiderio di cibo e la risposta che il cervello, grazie agli ormoni sessuali, manifesta al tipo di gusto differiscono tra maschi e femmine. I maschi paiono resistere maggiormente agli stimoli alimentari appetibili risultando più efficaci delle femmine nel limitare l’assunzione di cibo. Per questa ragione per le donne in sovrappeso sembra essere più difficile esercitare un controllo inibitorio della fame e del comportamento alimentare.
L’obesità è una malattia cronica che sta diventando una vera e propria piaga sociale e come tale, indipendentemente dalla responsabilità della singola persona, richiede un approccio medico che tenga conto delle differenze di genere e realizzi un modello di prevenzione “su misura”, e una politica sanitaria a lungo termine che combatta le pratiche di disapprovazione sociale e discriminazione verso chi ne è affetto.
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