Cibo e corpi delle donne

L’identità corporea è la percezione soggettiva che ognuno ha del proprio corpo, in relazione al senso di identità, all’autostima e al suo stare in relazione gli altri. L’alimentazione è la prima forma di relazione che l’essere umano instaura col mondo attraverso la madre, rimanendo per il resto della vita. Alimentazione e immagine corporea trovano spesso una connessione nel cibo, dove il cibo non è più soltanto ciò che nutre, ma diventa strumento per modellare e controllare il corpo e il corpo non è più solo il nostro essere fisico ma assume valenze simboliche e sociali.
La cultura dominante veicola attraverso tutti i mezzi possibili un ideale fisico in realtà molto lontano dall’aspetto di un corpo sano, privilegiando l’ideale estetico a quello salutistico. Seppur nel corso degli ultimi decenni l’immagine delle donne offerte in campo pubblicitario nei Paesi culturalmente più avanzati abbia registrato una lenta evoluzione verso la parità di genere, continuano a sussistere delle differenze tra la rappresentazione che viene offerta del genere femminile e di quello maschile. Anche quando si cerca di offrire l’immagine di una donna indipendente e sicura di sé, infatti, viene in realtà presentato il modello della donna-oggetto, attraverso una spersonalizzazione e un’oggettivazione del suo corpo, o la riproposizione di un ruolo a lei attribuito da uno stereotipo sociale. Il corpo snello, giovane ed erotizzato delle donne continua a venire spettacolarizzato e celebrato come prerequisito essenziale perché possano raggiungere il successo in ogni ambito della vita.
Il dibattito sugli ideali di snellezza e bellezza e sull’erotizzazione dei corpi femminili nei media è aperto in seno alle stesse correnti femministe. Sintetizzando, da un lato vi sono studiose legate al femminismo storico che sostengono che l’accento posto dai media sul corpo femminile riconduce al secolare controllo esercitato dallo sguardo maschile sulle donne, sguardo che le donne stesse finiscono per introiettare e da cui fanno dipendere la loro autostima. Dall’altro vi sono studiose che, richiamandosi a un’ottica postmoderna, considerano il riprogettare, il rimodellare e l’erotizzare il proprio corpo come un’espressione dell’autonomia femminile e della capacità di decidere della propria vita.
Al di là delle tesi polarizzate del femminismo, esistono delle differenze tra le donne negli spot che non riguardano il cibo e la figura femminile in quelli di prodotti alimentari. Negli spot non food le donne possono essere donne e basta: lavorano, viaggiano con le amiche e conversano con colleghi. In quelli del cibo hanno invece quasi sempre una connotazione che le mette in relazione a una famiglia: sono mogli, madri, nonne o figlie di qualcuno. Ed esibiscono corpi perfetti, che oltre a rappresentare un modello distorto soprattutto per molte giovani, è una vera e propria condanna per chi si trova nella condizione opposta con il rischio di sviluppare emozioni negative che tenderanno a essere compensate, sedate o espresse attraverso comportamenti alimentari scorretti e non salutari.
Il processo di sessualizzazione, ovvero la focalizzazione dell’attenzione solo sull’aspetto fisico di una persona con l’obiettivo di determinarne il valore sulla base dell’attrattività fisica, oggi interessa la donna non solo sui vecchi media – TV, manifesti e annunci pubblicitari, giornali e riviste – ma si sta espandendo anche sul web e sui social media.
Instagram, ad esempio, il social network per eccellenza della condivisione di contenuti multimediali, ha permesso l’affermarsi di molte influencer e celebrità che hanno acquisito spazio mediatico e la possibilità di condizionare, nel bene e nel male, i comportamenti delle persone. Queste figure si impongono quasi sempre ostentando canoni di bellezza idealizzati: corpi magri ma tonici, tonici ma non troppo muscolosi perché i muscoli non sono femminili, snelli e senza cellulite, visi di porcellana, ciglia di svariati cm e labbra rimpolpate. Questo processo di sessualizzazione nel mondo dei social può rappresentare un disagio per molte utenti sempre più insoddisfatte del proprio corpo. L’esposizione a uno “sguardo oggettivante”, infatti, tende a portarle a valutarsi secondo i parametri stessi di questo sguardo fino ad auto-oggettivarsi e auto-sessualizzarsi per sentirsi più attraenti e seducenti, per mantenere una relazione, per adeguarsi alle pressioni sociali e al modello di donna veicolato dai media.
La forbice tra il corpo che si ha e quello che si desidererebbe avere e il percepirsi apprezzabili solo per il proprio valore attrattivo, oltre ad aumentare l’insoddisfazione per la propria immagine corporea, sono una delle cause che più frequentemente portano allo sviluppo di disturbi alimentari. Non dimentichiamo inoltre che le immagini che spersonalizzano e oggettivizzano la donna, anche giovanissima, vista non più come persona ma come oggetto sessuale tendono ad alimentare quegli atteggiamenti e stereotipi sessisti e discriminatori spesso legati a episodi di violenza di genere.
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