Il diabete delle donne

Secondo i dati Istat 2022 in Italia 3,9 milioni di persone (il 6,6% della popolazione) soffrono di diabete. La metà di queste sono donne e per tutte loro la patologia rappresenta un carico ancor più gravoso rispetto ai maschi. Gli ormoni femminili proteggono le donne dal rischio cardiovascolare in età fertile, ma il diabete annulla questo effetto protettivo trasformandolo in uno svantaggio rispetto agli uomini. I progressi della medicina hanno complessivamente ridotto il rischio di morte per malattie cardiovascolari, ma mentre i maschi diabetici hanno visto diminuire il loro rischio di mortalità, non altrettanto è avvenuto per le donne esposte al rischio d’infarto tre volte più degli uomini. Anche in questo campo, il sesso femminile sconta la concezione androcentrica della medicina per cui i metodi di prevenzione sono stati a lungo studiati solo sui maschi e non sono state considerate le differenze genere specifiche nelle risposte alle terapie.
Negli ultimi anni si è assistito a un incremento dei casi di diabete in giovani donne rispetto ai coetanei maschi. Una diagnosi di diabete di tipo 2 in età riproduttiva ha un impatto significativo nella vita di una donna in quanto possono presentarsi diverse problematiche nella gestione della malattia, legate al ciclo mestruale, alla disfunzione sessuale o all’infertilità, oltre a difficoltà aggiuntive dovute alle esigenze che la malattia impone, allo stigma sociale associato alla malattia, ma anche al rischio di sviluppare disturbi alimentari derivanti dalla gestione delle risposte emotive che scaturiscono dalla malattia stessa. La salute fisica, fortemente integrata dalla componente psicologica, mentale e affettiva, è inoltre la base fondamentale per una vita sessuale soddisfacente. Da questo punto di vista il diabete può avere forti ripercussioni sulla biologia della funzione sessuale, a partire dal fatto che causa alterazioni metaboliche con tendenza all’aumento di peso che impatta sull’immagine corporea e l’autostima. Inoltre, maggiore è il sovrappeso legato al diabete e maggiore è la produzione di molecole infiammatorie che causano dolore e provocano abbassamento dell’umore e depressione, nemiche del desiderio sessuale e dell’eccitazione. Esistono due complicanze specifiche del diabete nelle donne: peggiore è il controllo glicemico, maggiore è la probabilità di avere vaginiti ricorrenti da candida, che causano infiammazioni spesso responsabili di dolore sessuale, la dispareunia, all’inizio del rapporto, e cistiti il cui rischio aumenta di tre volte rispetto alla popolazione non diabetica.
Tutto ciò può incidere pesantemente sulla percezione che le donne affette da diabete hanno di se stesse e sul modo in cui si relazionano ai ruoli che rivestono nella vita quotidiana andando a influire negativamente sulla loro identità e sulla fiducia nelle proprie capacità, oltretutto in un contesto di sistemi sanitari che continuano a non essere adeguatamente progettati per rispondere alle esigenze specifiche delle donne.
Va inoltre considerato che il diabete, come altre malattie croniche, è più diffuso tra i gruppi socialmente sfavoriti poiché fattori legati al contesto socioeconomico, alle condizioni di vita e di lavoro assumo un ruolo rilevante nella storia naturale della patologia: non occorre aggiungere che una delle disuguaglianze più profonde e radicate che attraversano la società passa attraverso lo svantaggio di genere che penalizza le donne.
La grande diffusione del diabete impone la necessità di una sempre maggiore attenzione alle tematiche della prevenzione primaria e secondaria: adozione di comportamenti alimentari corretti e di stili di vita sani e diagnosi precoci, ma anche percorsi di educazione alla conoscenza e alla consapevolezza, nonché di supporto alle fasce di popolazione più svantaggiate sul piano sociale per istruzione o condizioni economiche: l’incidenza del diabete sfiora il 16% fra chi non ha alcun titolo di studio e raggiunge l’8% fra le persone con molte difficoltà economiche.
Il coinvolgimento delle donne rispetto al diabete può essere ancora più sottile e articolato. Alla donna la società continua ad affidare il ruolo di cura dell’alimentazione di tutta la famiglia, dalla scelta dei prodotti da mettere nel carrello della spesa alla preparazione dei pasti. Le difficoltà economiche spingono verso spesso verso la scelta di prodotti ultra processati, come le varie merendine che finiscono negli zaini dei bambini e delle bambine, esposti a loro volta a problemi di obesità infantile e di diabete in un loop patologico e problematico sul piano sociale senza soluzione di continuità.
Che fare, nell’iperglicemia?
- Ridurre gli zuccheri semplici, come lo zucchero comune, le bevande zuccherate, i dolci, le marmellate, i gelati e tutti quei cibi ricchi di zucchero che, aumentando la glicemia bruscamente, possono sovraccaricare di lavoro il pancreas.
- Assumere gli amidi (pasta, pane, legumi, ecc.) in maiera regolare. È idea comune che il diabetico non debba più mangiare pasta e pane, ma questo non è vero. Ridurli può essere utile solo in quanto viene diminuito l’apporto calorico, ma contemporaneamente si riduce anche l’apporto di proteine vegetali, molto importanti, a discapito di quelle animali. La pasta va consumata “al dente”, perché in questo modo si rallenta l’assorbimento del glucosio.
- Aumentare l’apporto di fibra attraverso i cibi integrali, i legumi, la verdura e la frutta. Le fibre rallentano l’ingresso degli zuccheri nella parete intestinale, riducendo l’indice glicemico e i pericolosi picchi di glicemia (e insulinemia).
- Non eliminare la frutta che, pur contenendo zuccheri come il fruttosio, è buona fonte di fibra. Tutta la frutta va bene (non solo la mela, tipico cibo per diabetici), a eccezione di quella molto dolce (uva, kaki, fichi), della frutta secca e sciroppata.
- Ridurre il consumo di grassi saturi (burro, margarina, grassi animali) a favore dei grassi insaturi (olio di oliva), perché molto spesso il diabete si accompagna all’aumento del colesterolo nel sangue.
- Consumare, soprattutto nel diabete Tipo 1 (insulino-dipendente), tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) e due-tre spuntini, per evitare brusche oscillazioni della glicemia, anche in senso ipoglicemico.
- Incrementare l’attività fisica, sia per ridurre il peso nei diabetici obesi e in sovrappeso, sia per diminuire la dose di insulina nei diabetici di Tipo 1. A questi ultimi, in previsione di sforzi fisici non abituali, si dovrà raccomandare l’assunzione di razioni supplementari di zuccheri, sotto forma di frutta fresca, crackers o succhi di frutta. Lo sport ideale non è mai quello agonistico che richiede sforzi violenti, ma attività come la corsa prolungata, la bicicletta e il nuoto.
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