Prendiamoci a cuore

Le patologie cardiovascolari femminili sono in aumento, influenzate dall’attività degli ormoni soggetta alle variazioni fisiologiche nelle varie fasi della vita, ma anche dai fattori psico-sociali, sottostimati, che espongono le donne a un maggior rischio di malattia.
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Sebbene l’incidenza delle patologie cardiovascolari femminili sia in crescita – ogni anno muoiono più donne di malattie cardiovascolari che di cancro al seno o all’utero – l’universo socio-sanitario che gravita intorno alla salute delle donne sembra non aver preso ancora consapevolezza dei rischi connessi a queste malattie, spesso erroneamente associate al mondo maschile, e all’importanza della loro prevenzione. Vale la pena qui ricordare che la “medicina di genere” nasce da un articolo della cardiologa Bernardine Healy che in un famoso articolo dal titolo The Yentl Syndrome pubblicato nel 1991 dal New England Journal of Medicine attaccava duramente i colleghi cardiologi dell’Istituto Nazionale di Salute Pubblica americano per le minori cure, le minori attenzioni, gli errori grossolani che gravavano sulle pazienti donne sofferenti di malattie cardiovascolari, e non sugli uomini.
Oltre ai fattori di rischio comuni a quelli dei maschi – come il fumo o quelli legati a una cattiva alimentazione come l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, il diabete e l’obesità – la donna presenta altri fattori propri della sua biologia quali alcuni disordini legati alla gravidanza – come il diabete gestazionale e la gestosi – e la menopausa precoce, così come alcune malattie autoimmuni che colpiscono prevalentemente il genere femminile. Il cuore e il sistema vascolare sono influenzati dall’attività degli ormoni che nelle donne è soggetta a variazioni fisiologiche nelle varie fasi della vita.
Nell’arco della vita fertile le donne sono protette dagli estrogeni, ma con la menopausa il rischio cardiovascolare delle donne uguaglia quello degli uomini di pari età. Le donne pertanto tendono a presentare una malattia cardiovascolare in età più avanzata rispetto agli uomini, manifestando oltretutto sintomi diversi che spesso non sono riconosciuti con il rischio di diagnosi meno scrupolose e tardive. Spesso nel genere femminile il dolore manca o è localizzato in altra sede rispetto ai maschi, oppure può essere confuso con quello derivante da altre patologie. Stanchezza, mancanza di fiato a salire le solite scale, gonfiore agli arti, sudore, palpitazioni sono, ad esempio, sintomi a cui una donna spesso presta poca attenzione associandoli alla menopausa in arrivo o in corso, quando invece potrebbero essere segnali di una sofferenza di tipo cardiovascolare.
Esistono inoltre dei fattori di rischio psicosociali, ancora troppo sottostimati, che espongono le donne al rischio di sviluppare patologie cardiovascolari: disoccupazione, stress cronico, supporto sociale insufficiente, caregiving familiare, disparità retributive sono fattori che incidono pesantemente sul rischio di ammalarsi, a partire dallo sviluppo di forme ansiose e depressive che sono a loro volta associate a un aumento di morbilità e di mortalità per malattie cardiovascolari. Ma solo il 3% dei cardiologi, in caso di infarto, effettua screening sulla depressione e, al contrario, alle donne che presentano dolore toracico viene spesso diagnosticata erroneamente l’ansia.
Il rischio cardiovascolare è genere-specifico e come tale richiede un approccio multidisciplinare che parta dall’analisi delle donne inserite nel contesto socio-economico e culturale in cui vivono. È un percorso lungo che parte dalla prevenzione e dagli stili di vita – primo tra tutti quello alimentare – per allontanare alcuni fattori di rischio importanti quali il sovrappeso e l’obesità, per arrivare ad una presa di coscienza – non solo nelle donne ma anche e soprattutto nella classe medica – che accresca la consapevolezza e dia la giusta importanza agli aspetti femminili di questa patologia.
Intanto prendiamoci a cuore, grazie anche all’iniziativa di Fondazione Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere che dedica un’attenzione particolare alla promozione dell’informazione, alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle malattie cardiovascolari. In occasione della Giornata Mondiale del Cuore (29 settembre 2024) gli ospedali Bollino Rosa che hanno aderito all’iniziativa offrono gratuitamente alla popolazione servizi clinici, diagnostici e informativi nelle aree specialistiche di cardiologia e chirurgia vascolare, rendendo fruibili anche prestazioni che in molti casi sono gravate da lunghe liste di attesa.
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