Alimenti iperproteici: la moda che inganna i giovani

Il consumo di prodotti iperproteici in età adolescenziale è visto come una bacchetta magica che permette di inseguire i canoni di perfezione e bellezza imposti dalle norme sociali. In realtà, assumere proteine non porta di per sé ad avere una maggiore massa muscolare e non fa dimagrire. Al contrario le proteine consumate in eccesso possono esporre il fegato e i reni a un pericoloso sovraccarico di lavoro.
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Moda e tendenza sono due parole che hanno significati profondamente diversi, sebbene vengano usati spesso come sinonimi. La tendenza, o trend, si riferisce a ciò che è popolare in un determinato momento, mentre la moda viene definita come un complesso di consuetudini, comportamenti e aspetti che si consolidano in un gruppo sociale come attuali o adatti al gusto del momento. Entrambi sono fattori determinanti nel condizionare i comportamenti delle persone, non ultimi quelli alimentari. Se i prodotti iperproteici proposti in bella vista sugli scaffali della maggior parte dei supermercati sono la tendenza del momento, avere una buona forma fisica, migliorare le prestazioni sportive, perdere peso e sentirsi attraenti rappresentano la moda consolidata tra le nuove generazioni.
I dati che emergono da un’indagine svolta negli Stati Uniti dal CS Mott Children’s Hospital su 989 genitori di adolescenti di età compresa tra 13 e 17 anni attestano un dilagante utilizzo di proteine tra i giovani, avvalorato dall’adesione a stereotipi di genere che ne incoraggiano l’abuso. Due genitori su cinque (41%), in particolare quelli di maschi adolescenti (46%), affermano che nell’ultimo anno il loro figlio ha consumato cibo e integratori proteici, tra cui barrette proteiche (31% dei ragazzi contro il 27% delle ragazze), frullati (28% vs il 20%), polvere proteica (20% vs 10%), o ha seguito una dieta ad alto contenuto proteico (7% vs 2%). Secondo i genitori, il 56% dei maschi consuma alimenti proteici per sviluppare la massa muscolare contro il 18% delle ragazze; tra queste ultime i prodotti iperproteici vengono spesso utilizzati perché troppo occupate per mettersi a tavola (34% delle ragazze), per mantenere una dieta equilibrata (26%) e per perdere peso (11%). Se teniamo conto che il 44% dei genitori il/la cui adolescente ha consumato integratori proteici, ha ammesso di averne incoraggiato l’uso [insieme ad allenatori (26%), contesto dei pari (21%), social media (10%) e professionisti della salute (9%)], si intuisce come sia proprio il contesto familiare il luogo principale in cui il giudizio sui corpi dei ragazzi e delle ragazze prende forma, e dove si consolida la loro rappresentazione di genere: i maschi devono essere sempre in forma, muscolosi, meglio se tendenti al macho, mentre alle femmine viene delegato il compito di rappresentarsi belle e magre, e quindi attraenti.
L’assenza di norme che regolino la vendita di barrette o di altri alimenti proteici, così come quella degli energy drink, fa sì che chi li consuma non abbia piena consapevolezza dei potenziali danni legati a un loro uso improprio. L’introduzione prolungata di proteine attraverso il consumo di prodotti iperproteici in quantità eccessiva rispetto al fabbisogno – stabilito in circa 0,9 gr di proteine per chilogrammo di peso, quota che viene generalmente raggiunta mantenendo una dieta corretta e bilanciata – può provocare danni all’organismo, considerato anche l’impegno prolungato richiesto a fegato e reni per “pulire” gli scarti cosiddetti “azotati” provenienti dalla demolizione delle proteine. Inoltre, una dieta iperproteica prolungata porta a disidratazione e rischio di perdita di calcio con le urine, con conseguente formazione di calcoli renali. Qualora poi l’eccesso provenga da una dieta iperproteica a base di alimenti di origine animale, allora il rischio raddoppia, perché accanto alle proteine si assumono grassi saturi di origine animale, alla base delle malattie più frequenti, come quelle cardiovascolari (ictus, infarto, ipertensione, aterosclerosi). Per non parlare, infine, dei danni causati dagli additivi industriali che si trovano nella lunga lista di ingredienti dei prodotti high-protein, che non a caso risultano tra gli ultra-processati, ovvero tra quelli che subiscono diversi processi di trasformazione industriale.
Ma al di là dei potenziali rischi sulla salute fisica, sono proprio le motivazioni che spingono gli/le adolescenti a consumare integratori e cibi iperproteici a indurre un’ulteriore riflessione. Il loro consumo è spesso visto come una bacchetta magica che permette di perseguire i canoni di perfezione e di bellezza imposti dalle norme sociali a cui continua a venire associato il valore della persona: se non sei bella, se non sei muscoloso, vali meno. In questa cornice, l’incoraggiamento al consumo di prodotti high-protein che può venire da parte dei genitori appare come un’ulteriore e pericolosa imposizione: ti diamo la formula per sentirti meglio e per essere accettato, se fallisci è colpa tua. Il confine tra comportamenti alimentari sbagliati e disturbi del comportamento alimentare – il cui esordio è sempre più precoce – è piuttosto labile: per la persona anoressica (9 pazienti su 10 sono donne) il pasto sostitutivo iperproteico significa, erroneamente, riduzione di calorie e quindi dimagrimento; per la persona vigoressica – una sorta di anoressia all’inverso per cui un numero crescente di maschi è ossessionato dall’avere un corpo perfetto pieno di muscoli – abbuffarsi di proteine vuol dire, anche qui erroneamente, formare sempre più massa muscolare. Tutto ciò si basa sulla presunta ed errata convinzione che l’uomo abbia più bisogno di proteine perché è il testosterone che lo richiede, e che più proteine assunte equivalga a più testosterone prodotto, e che più testosterone significhi costruzione di più muscoli… Un circolo vizioso sbagliato e pericoloso su cui il marketing fa mercato: le etichette dei prodotti iperproteici sono quasi sempre di colore nero, che vuol dire forza, potenza e autorità e comunica un senso di robustezza e prestazioni elevate, in linea con i benefici che il prodotto promette, ovvero aumento della massa muscolare e miglior performance fisiche.
Il consumo eccessivo, non controllato e, come abbiamo visto, in alcuni casi incentivato, di alimenti iperproteici può rivelarsi un comportamento disfunzionale di cui si contano i danni nel lungo termine. Ancora una volta, è un problema di educazione alimentare, intesa come educazione allo sviluppo non solo di scelte nutrizionali corrette, ma della consapevolezza dello stretto legame che passa tra l’alimentazione e le emozioni, emozioni che a loro volta sono vincolate alle relazioni sociali e alla cultura di riferimento. Una cultura discriminante che ha come bussola l’ideale estetico non può che generare disagio.
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