Denutrizione e malnutrizione: la sfida globale nascosta dietro l’angolo

Nonostante i progressi nel campo della nutrizione e della sicurezza alimentare, denutrizione e malnutrizione, spesso erroneamente usati come sinonimi, continuano a rappresentare due delle più importanti sfide per la salute globale e, contrariamente a quanto siamo soliti pensare, ci interessano da vicino.
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Nonostante i progressi nel campo della nutrizione e della sicurezza alimentare, denutrizione e malnutrizione continuano a rappresentare due delle più importanti sfide per la salute globale. Detto così, sembra che il problema non ci tocchi: potendo disporre di cibo in abbondanza, non ci reputiamo né denutriti, né malnutriti, ponendoci così fuori da quel “globale” di cui invece siamo parte.
Denutrizione e malnutrizione sono spesso usati come sinonimi, come se la fame continua di un bambino denutrito fosse l’unico aspetto di una cattiva alimentazione. Quando parliamo di denutrizione ci riferiamo a una condizione in cui l’apporto calorico è insufficiente per soddisfare i bisogni energetici di un individuo. Questa condizione può portare a stati di fame cronica, significativa perdita di peso e deterioramento delle funzionalità corporee. Nel 2023 il 4,9% degli italiani, pari a circa 2,9 milioni, ha ricevuto aiuti alimentari, ovvero non era in grado di provvedere al soddisfacimento dei propri bisogni alimentari con le sue sole risorse. C’è quindi un mondo che ha fame anche dietro l’angolo di casa nostra, come mostra il dossier realizzato dalle associazioni Medicina Solidale e Fonte di Ismaele su un campione di minori assistiti negli ambulatori di strada nelle periferie romane.
La malnutrizione è invece un fenomeno più complesso, che indica uno squilibrio prolungato nel tempo nell’apporto, troppo scarso o eccessivo, di nutrienti indispensabili per l’organismo. Lo squilibrio non riguarda solo la quantità di cibo consumato, ma anche la qualità e la varietà degli alimenti disponibili. Un’alimentazione povera di proteine, vitamine e minerali determina una malnutrizione per difetto (iponutrizione), e come tale è l’estrema conseguenza di un prolungato stato di denutrizione. Una sovralimentazione può invece comportare una malnutrizione per eccesso (ipernutrizione) determinando uno sbilancio tra introito energetico e calorie consumate. In un senso o nell’altro, la malnutrizione è la principale responsabile di un cattivo stato di salute: chi mangia male sta male o, in ogni caso, getta le basi per lo sviluppo di condizioni patologiche in un prossimo futuro.
Pensiamo alle ragazze che nel periodo della preadolescenza e adolescenza assumono il peso e l’aspetto fisico come unici indicatori di salute e adottano, in maniera autogestita, diete fortemente ipocaloriche e/o digiuni, nel tentativo di raggiungere un ideale di magrezza distorto. Il comportamento alimentare fortemente restrittivo le espone a un elevato rischio di malnutrizione con deficit energetico, di nutrienti e micronutrienti, con un impatto negativo non solo sulla loro salute immediata e futura, ma anche sulla salute dell’eventuale prole futura. Non sono da considerare meno pericolose, in termini di malnutrizione, le diete iperproteiche e i supplementi dietetici a base di proteine utilizzati nelle palestre in modalità fai da te, che possono stressare in maniera eccessiva fegato e reni.
Non è un azzardo affermare che alla diffusione della malnutrizione tra le giovani e i giovani oggi contribuiscono i social, in particolare TikTok, diffusore e moltiplicatore di informazioni sbagliate in merito a diete, alimentazione, qualità nutrizionale degli alimenti, condivise quasi esclusivamente da persone che non hanno alcuna competenza in queste materie.
L’altra faccia della malnutrizione è l’obesità, condizione che nel mondo riguarda 300 milioni di persone, mentre un miliardo di adulti risulta in sovrappeso. Fame e sazietà, scarsità e abbondanza tendono a incrociarsi pericolosamente in alcune aree del pianeta, e il sovrappeso diviene un problema non meno preoccupante della carenza di cibo. Tra i Paesi con i più alti tassi combinati di sottopeso e obesità nel 2022 troviamo le nazioni insulari del Pacifico, dei Caraibi, il Medio Oriente e il Nord Africa. La causa del fenomeno va per lo più individuata nel fatto che lo spostamento di abitanti dalle aree rurali a quelle urbane permette alle persone di consumare una maggiore quantità di cibo, ma di scarsa qualità. Si tratta di aree in cui, tra l’altro, non c’è consapevolezza dei rischi che l’obesità e il sovrappeso comportano, anzi, sono viste come uno status invidiabile di un buon tenore di vita. Per restare dentro i nostri confini, il 4th Italian Obesity Barometer Report rileva che in Italia le persone in sovrappeso sono oltre 25 milioni: in pratica il 47,6% degli adulti (36,1% sovrappeso e 11,5% obesi) e il 26,3% dei bambini e ragazzi tra i 3 e 17 anni. Numeri da pandemia, per una malattia cronica pericolosa quanto complessa le cui cause, così come le misure necessarie per contenerla, sono ben note.
Le scelte alimentari sono indubbiamente individuali, ma non possiamo non considerare il fatto che ci sono responsabilità collettive nel determinare contesti di vita – sul piano sociale, economico e culturale – che favoriscono scelte e stili di vita sbagliati. Uno strumento imprescindibile in termini di prevenzione è l’educazione alimentare, che dovrebbe iniziare sui banchi di scuola, ma non esaurirsi lì, diventando parte di quel processo di “educazione permanente” che dovrebbe abbracciare l’intera vita di un individuo.
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