Oltre i numeri dell’obesità

L’obesità è in aumento globale, con previsioni che indicano che entro il 2035 una persona su quattro ne sarà affetta. Si tratta di una patologia complessa che causa numerosi problemi di salute, inclusi rischi cardiovascolari, tumori e disfunzioni ormonali, ed è influenzata da fattori socioeconomici. Le attuali politiche di contrasto sono insufficienti e richiederebbero un approccio integrato che consideri le disuguaglianze sociali e promuova l’accesso equo a stili di vita sani.
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Si stima che entro il 2035, una persona su quattro nel mondo sarà affetta da obesità, quasi due miliardi di individui, con un incremento del 100% dell’obesità infantile. Secondo i dati del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, nel biennio 2022-2023, 4 adulti su 10 (tra i 18 e i 69 anni) sono in sovrappeso o obesi. L’eccesso ponderale è più diffuso tra gli uomini rispetto alle donne (52% vs 34%), tra le persone con difficoltà economiche (52% vs 39%) e fra le persone con un basso livello di istruzione (63% vs 32%). L’Italia è inoltre al 2° posto in Europa per sovrappeso o obesità infantile, col 37% di bambini e bambine nella fascia di età 7/9 anni, e occupa complessivamente il terzo posto per obesità (col 17% di minori nella fascia 7/9 anni). Una ricerca del Murdoch Children’s Research Institute, pubblicata su Lancet, prevede che, nei prossimi 25 anni, un terzo della popolazione mondiale sarà obesa o sovrappeso, con almeno un bambino o un adolescente su sei interessato da questa condizione.
I dati delineano un quadro preoccupante: l’obesità è una malattia progressiva, cronica e invalidante, con un impatto significativo sulla salute pubblica. Si tratta di una patologia complessa che va oltre il semplice aumento di peso, manifestandosi con segni e sintomi specifici, influenzati non solo da sesso ed età, ma anche da fattori socio-economici che ne condizionano l’evoluzione e la gestione. L’eccesso ponderale, soprattutto se insorge durante l’infanzia o l’adolescenza, comporta seri rischi per la salute, aumentando la probabilità di sviluppare patologie croniche, come steatosi epatica, diabete, ipertensione arteriosa e sindrome metabolica. Queste condizioni, a loro volta, accrescono il rischio di malattie cardiovascolari, tra cui ictus e infarto, la principale causa di morte nel mondo. Inoltre, l’obesità è responsabile del 3% dei tumori negli uomini e del 7% nelle donne.
L’obesità può causare disfunzioni ormonali sia negli uomini che nelle donne, con possibili conseguenze sulla fertilità e sul concepimento. Nei maschi, è una delle principali cause di ipogonadismo, condizione che può provocare disfunzione erettile e ridotta produzione di spermatozoi. Nelle femmine, invece, può favorire l’iperandrogenismo, ovvero un’eccessiva produzione di ormoni sessuali maschili, che può portare a irregolarità del ciclo mestruale.
Le problematiche femminili legate all’obesità iniziano già dallo sviluppo somatico. Alcuni studi hanno evidenziato una correlazione tra obesità e pubertà precoce, legata al fatto che il tessuto adiposo, non più considerato un semplice accumulo inerte, agisce come un vero e proprio organo endocrino, secernendo ormoni che influenzano il corpo e possono alterare i tempi della pubertà. Negli ultimi anni, l’incidenza di menarca anticipato, che si verifica già tra gli 8 e i 9 anni, è aumentata significativamente, raddoppiando rispetto ai periodi pre-Covid. Questo fenomeno appare strettamente correlato alla percentuale di tessuto adiposo corporeo. Poiché il primo ciclo mestruale compare quando la massa grassa raggiunge circa il 17% del peso corporeo, i dati suggeriscono che questa “soglia” venga raggiunta sempre più precocemente, con un anticipo di diversi anni rispetto alla media, che si aggira intorno ai 10-13 anni. I cambiamenti nello sviluppo riproduttivo possono avere ripercussioni fisiche ed emotive significative nel futuro delle ragazze che hanno un menarca precoce. Sebbene si sviluppino più rapidamente, la loro crescita tende a interrompersi prima, il che, oltre ad aumentare il rischio di altre patologie correlate all’obesità, può comportare un rischio maggiore di sviluppare il cancro al seno. A livello psicologico, una pubertà precoce può rendere difficile per le ragazze sentirsi in sintonia con i loro coetanei, favorire lo sviluppo di un’immagine corporea negativa e aumentarne la vulnerabilità a episodi di bullismo o ad attenzioni sessuali premature, per le quali potrebbero non essere ancora emotivamente pronte.
È evidente che i programmi di educazione alimentare e l’adozione di stili di vita sani rappresentano la base per contrastare l’obesità. Tuttavia, i dati mostrano che questi interventi, da soli, non sono sufficienti se non vengono affiancati da misure che affrontino gli aspetti psico-sociali della malattia, come il basso livello di istruzione, la povertà e l’insicurezza finanziaria, le situazioni di abuso e maltrattamenti o la mancanza di relazioni sociali, tutti fattori che possono creare contesti favorevoli allo sviluppo del sovrappeso e dell’obesità. L’esperienza del cibo è spesso compensativa: si mangia spinti dalle emozioni e non dall’appetito. Si assumono più calorie di quante se ne consumino e, quando l’unica opzione disponibile è il cibo spazzatura—ricco di calorie ma povero di nutrienti—si finisce per consumarlo introducendo elementi dannosi per una corretta alimentazione.
L’obesità è per certi versi un fenomeno che si autoalimenta: lo stigma sociale che l’accompagna fa sì che le persone che ne sono interessate si trovino a dover affrontare condizioni di esclusione sociale, a sua volta causa di stress in ambito familiare, scolastico o lavorativo, ma anche, e non ultimo, sanitario. Il paradosso dell’eccesso ponderale è che la sua diagnosi dovrebbe essere immediata, essendo evidente. Tuttavia, è spesso la stessa medicina di base a ignorarlo o a sottovalutarlo, ritardando l’intervento e generando un’inerzia terapeutica. Questo approccio contrasta con quello adottato per altre patologie croniche meno visibili, come il diabete e l’ipertensione, per le quali la gestione si riduce spesso alla semplice prescrizione di farmaci.
Le politiche attuali per combattere l’obesità si rivelano insufficienti. L’accesso a una buona salute è tutt’altro che equo, poiché il peso della malattia dipende fortemente dalla gestione dei determinanti sociali che influenzano i comportamenti legati alla salute e dagli squilibri nella distribuzione e nell’impiego delle risorse disponibili. Le campagne educative, se non progettate con attenzione, possono addirittura ampliare le disuguaglianze: per le persone a basso reddito, sapere quali siano le scelte alimentari corrette non basta, se le limitate risorse economiche impediscono loro di adottarle nella vita quotidiana. Per sviluppare interventi realmente efficaci contro l’obesità, è fondamentale comprendere le cause profonde delle disuguaglianze nella salute, siano esse di natura socio-economica, legate al genere o all’etnia. I gruppi socio-economici più svantaggiati affrontano un rischio maggiore di obesità, e una dieta non equilibrata che ne favorisce l’insorgenza può trasmettere la predisposizione alla malattia alle generazioni successive attraverso modificazioni epigenetiche negli ovociti e negli spermatozoi dei genitori.
Perché uno stile di vita sano sia un diritto acquisito per tutti, e non il privilegio di alcuni e il miraggio per molti, servono reali politiche di tutela sociale. Il costo dei prodotti che compongono un “paniere alimentare” sano potrebbe rappresentare un parametro fondamentale per determinare il salario minimo, garantendo a tutti la possibilità di accedere a un’alimentazione equilibrata. Si potrebbero introdurre misure che assicurino un pasto sano e gratuito sin dalla prima infanzia nelle mense scolastiche, contribuendo così a ridurre le disuguaglianze alimentari e a promuovere abitudini salutari fin dai primi anni di vita. Sarebbe necessaria un’analisi approfondita dei dati disaggregati per microaree geografiche, al fine di sviluppare interventi di comunità mirati nelle zone con i più alti tassi di obesità. Questi interventi dovrebbero considerare le differenze etniche e di genere, promuovendo, ad esempio, programmi specifici per bambine, ragazze e donne, affinché possano superare le barriere che limitano l’accesso all’attività fisica. L’obesità è una questione di salute pubblica e le possibili azioni per contrastarla sono innumerevoli. Tuttavia, una cosa è chiara: le risorse dello Stato non sono infinite, e destinare maggiori fondi alla difesa implica necessariamente sottrarli a settori essenziali per la tutela della vita, come la salute, il welfare, il lavoro e il benessere delle persone.
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