In questa sezione raccogliamo suggerimenti di lettura o di visioni che secondo noi possono essere utili ad approfondire non solo il tema dell’alimentazione in una prospettiva di genere, ma anche a comprendere la necessità di uno sguardo femminista sulla società con un approccio intersezionale, capace di considerare le diverse dimensioni di vita delle persone e quindi le diverse possibili disuguaglianze che vivono.
Il cibo è politica

Ci siamo convinti di cambiare lo stato delle cose esclusivamente con l’azione individuale: abbiamo pensato di poter risolvere l’emergenza climatica mangiando meno carne, sprecando meno cibo o usando meno plastica. Eppure, la crisi ecologica, sociale ed ambientale non accenna a migliorare. Questo libro parte, dunque, da un interrogativo: è davvero sufficiente essere dei bravi consumatori? È arrivato il momento di ammetterlo: non saranno le nostre azioni quotidiane a metterci in salvo. Anzi, rischiano addirittura di essere parte del problema, perché ci distraggono dalle responsabilità reali della politica e dei mercati. Ecco perché bisogna ritornare ad agire collettivamente, perché il cibo è, innanzitutto, politica.
Trotula e la dieta mediterranea. Piccoli segreti per crescere felici

Trotula de’ Ruggiero è la prima donna ginecologa conosciuta della storia: una donna scomoda che parla di sterilità e di impotenza maschile, di controllo delle nascite e di piacere femminile quasi mille anni fa, attorno al 1050. Per Trotula, medica della scuola Salernitana, allora centro scientifico di eccellenza, la donna è qualcosa di unico: bellezza, salute, armonia, cura e affetti costituiscono un insieme non suddivisibile così come non lo è il contesto ambientale e relazionale che accompagna la sua vita. Innovativo è anche il suo approccio alla farmacologia che mette a sistema riti e tradizioni dell’epoca legati al cibo e alle erbe medicamentose. Mettere il corpo umano in relazione con l’ambiente in cui vive e con ciò che mangia, e determinare di conseguenza che l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella vita delle persone, è qualcosa di rivoluzionario che ha giocato un ruolo determinante, seppur indiretto, nella nascita di quella che oggi chiamiamo dieta mediterranea, punto di arrivo di una lunga ricerca in campo medico iniziato proprio da Trotula de Ruggiero.
“Sono Trotula, la medichessa di Salerno dell’anno 1000. Oggi voglio raccontarvi di quella volta in cui, grazie al dono delle mie amiche fate del bosco, riuscii ad attraversare i secoli fino a giungere nella vostra epoca”. Questo è l’incipit del libro ‘Trotula e la dieta mediterranea: piccoli segreti per crescere felici’ che ha per protagonista la prima medica d’Europa.
Sulla spiaggia di Pioppi, nel Cilento, sotto un cielo di stelle, Trotula de Ruggiero incontra Parmenide, fondatore della Scuola Eleatica, e Ancel Keys, teorizzatore della Dieta mediterranea e con loro inizia un viaggio tra natura e convivialità in una terra magica dove si vive bene e a lungo.
Il libro, diviso in due parti, è una fiaba che racconta ai bambini la dieta mediterranea con tutti i suoi valori, compreso quello della sostenibilità ambientale. La prima parte è è dedicata appunto alla favola, in cui Trotula fa diversi incontri, da una tartaruga ad Ancel Keys, da Parmenide alla signora Maria, i quali, un tassello alla volta, le spiegano cos’è la dieta mediterranea e qual è il suo rapporto con il territorio di Salerno e del Cilento. La seconda parte è composta dalle Schede Mediterranee, mini-pillole per scomporre la dieta mediterranea in tutti i suoi aspetti, non solo quelli dedicati alla dieta in senso stretto, ma all’ambiente e ai rapporti con le altre culture – come quello che ha permesso il viaggio del pomodoro – ovvero allo stile di vita in senso lato.
Han Kang, La Vegetariana, Adelphi, 2016

La vita di Yeong-Hye, giovane moglie di un anonimo impiegato di una grande azienda sudcoereana, protagonista del romanzo “La vegetariana” di Han Kang, è sconvolta da un sogno che si trasforma in un vero e proprio incubo esistenziale. Nel suo immaginario la carne degli animali uccisi diventa il paradigma di tutta la violenza del mondo, a partire da quella che lei e la sorella subivano da piccole per mano del padre autoritario, veterano della guerra del Vietnam, per arrivare a quella morale rappresentata dall’anaffettività del marito. Diventare vegetariana diventa quindi per la Yeong-Hye un modo – illusiorio – di difendersi dalla violenza da cui è circondata che l’ha trasformata in un oggetto ignorando i suoi sentimenti, i suoi bisogni e i suoi diritti. Il marito, uomo dall’esistenza grigia, che l’ha sposata non per amore ma sostanzialmente perché alla ricerca di una donna di servizio che soddisfacesse anche le proprie voglie, non si capacita del suo cambiamento così radicale. Smettere di mangiare carne per Yeong.Hye diviene non solo un gesto di ribellione all’oppressione patriarcale all’interno della famiglia, ma anche nei confronti delle consuetudini sociali: al marito che le chiede perché non fa più l’amore con lui risponde “perché puzzi di carne”.
L’unico orizzonte è la follia. Nel finale del romanzo l’autrice Han Kang ci lascia incerti su cosa sia meglio: continuare a vivere un’esistenza che non è la nostra, o rompere ogni limite che ci è stato imposto da una società patriarcale che continua a perpetuare posizioni di dominio e di violenza?
Ma cosa c’entra la carne col patriarcato? Il libro ci fornisce lo spunto per riflettere sul simbolismo machista della carne, il cui consumo è sempre stato associato al potere e alla ricchezza, a differenza delle verdure accostate al femminile. Il patriarcato getta le sue basi su una visione gerarchica di dominio degli uomini su tutti gli esseri viventi, donne e animali.
E’ una storia vecchia come il mondo, che trova la sua sintesi nei contesti di guerra dove il rapporto tra carne e mascolinità viene rafforzato dalla concezione bellica della forza maschile.
Roxane Gay, Fame. Storia del mio corpo, Einaudi, 2017

E’ una lettura dolorosissima in cui l’autrice, di origine haitiana, bisessuale e femminista si mette a nudo a partire dal proprio corpo che a un certo punto ha raggiunto i duecentosessanta chili per un metro e novanta di altezza. Roxane Gay riflette sulla grassofobia che imperversa nella nostra società: le persone che abitano in un corpo grasso scompaiono, ciò che appare è l’ideale estetico negativo, qualcosa di indesiderabile, da cui prendere le distanze, frutto della mancanza di amor proprio, di disciplina e di forza di volontà.
Fame è anche la storia di uno stupro. Quello che l’autrice ha subito all’età di dodici anni, una violenza di gruppo resa ancor più grave perché perpetrata da quel maschio di cui si fidava perché era il suo ragazzo. Il silenzio davanti al trauma subito diventa l’inizio di una spirale autodistruttiva che la fa cadere nel baratro compulsivo verso il cibo. Il suo corpo cresce fino a diventare un’armatura con cui proteggersi e un mezzo per distruggere quella femminilità che l’ha resa vulnerabile.
Fame è una testimonianza sincera di come si sta con un corpo fuori dai canoni, costantemente schiacciato da un sistema che giudica e marginalizza le persone per il loro aspetto non conforme, senza considerare che ciò che si vede potrebbe non essere l’unica verità importante.
Non è la storia di una vittoria contro un disturbo alimentare ma la narrazione di un vissuto, quello da cui bisognerebbe partire per curare efficacemente tutte le persone, diverse nella loro storia. Il/la paziente obeso/a non è obeso/a perché mangia, ma mangia perché è obeso/a. Ed è obeso/a perché è successo qualcosa per cui ha smesso di amarsi.